anteprima

C'è un sindaco a Berlino
lunedì 13 giugno 2011

Felice Besostri

Al momento della redazione di questo articolo lo spoglio delle seconde schede, Zweitstimme, che determinano la percentuale dei seggi, era dell'88,6%, quindi molto vicino al finale: almeno come tendenza, e con l’integrazione delle proiezioni, di norma molto attendibili in Germania, si può ragionare sul dato politico, che rappresenta una nuova sconfitta della coalizione liberal-democristiana, ma non della CDU, che migliora del 2% e diventa il primo partito nei distretti (Bezirke) di Berlino Ovest. Klaus Wowereit, il sindaco uscente, è sicuro della reinvestitura, e con il terzo mandato di 5 anni si appresta a superare la durata in carica del mitico predecessore Willy Brandt, benché il suo partito e soprattutto la sua coalizione “rosso-rossa” (SPD-Linke) non è stata confortata dagli elettori. La SPD perde il 2,6% e la Linke l’1,7%: la coalizione scende dal 44,2%(SPD 30,8% + Linke 13,4%) del 2006 al 39,9%, e quindi non avrebbe la maggioranza nella Abgeordnetenhaus, l’assemblea legislativa del Land di Berlino. A causa della clausola di accesso del 5%, che annulla i voti delle formazioni sotto soglia a vantaggio di quelle sopra, non è necessario avere la maggioranza assoluta dei voti per avere la maggioranza assoluta dei seggi: il vantaggio è tanto maggiore quanto più alta è la percentuale dei sotto soglia, e questa volta, rispetto al 2006, i voti sono diminuiti del 5%. Il sistema di attribuzione dei seggi è complicato perché ogni elettore dispone di 2 schede, la prima per eleggere a maggioranza relativa, in collegi pari al 60% dei 130 seggi dell’assemblea, il candidato di collegio, la seconda per determinare il risultato finale, con la necessità di mandati aggiuntivi e compensativi.

Nell’Assemblea uscente i seggi erano 139. I sondaggi pre-elettorali sono stati confermati solo in parte, specialmente per SPD, che in tutti i sondaggi dalla fine di agosto alla vigilia delle elezioni era compresa in una forchetta tra il 29,5 e il 33%. Più esatte le previsioni per la Linke, attestata tra l’11 e il 12%, per la CDU (tra il 21 e il 24%, e per i Verdi (tra il 18 e il 22%). Esatte le previsioni tra chi sarebbe rimasto fuori (i liberali della FDP, che pure era un partito che nel 2006 aveva un rispettabile 7,6%, aumentato all’8,7% alle Europee e all’11,5% alle federali 2009). Esatte anche le previsioni di chi sarebbe entrato per la prima volta, cioè i Piraten, accreditati tra l’8 e il 9%, voti conquistati alla SPD, alla Linke ed anche alla FDP. Insieme con l’Assemblea del Land si rinnovavano quelle dei Distretti per complessivi 660 consiglieri, per 2,7 milioni di elettori, 200.000 in più degli elettori per l’assemblea legislativa (nei Bezirke votano i cittadini UE e i sedici-diciasettenni: evidentemente in Germania non si pensa di ridurre i mandati elettivi, per punire la “casta” e fare cassa). Come detto, nell'Abgeordnefenhaus la SPD si conferma il primo partito, e per una regola non scritta le spetta comunque la guida dell’esecutivo, quale che sia la formula di governo. La SPD è poi l’unico partito omogeneamente presente nella città con il 28,2% complessivo, composto dal 28,8% a Berlino Est e dal 27,9% a Berlino Ovest. Soltanto i Piraten hanno risultati analoghi, con un 9% cittadino, il 10,3% a Est e l’8,2% a Ovest. La CDU varia da un 14,1% a Est al 29,6% a Ovest, per non parlare della Linke, che presenta la forbice più larga dal 22,6% (secondo partito) a Ost Berlin al 4,3% (ultimo partito rappresentato) in West Berlin. I Verdi sono in una situazione intermedia con il loro 17,6% cittadino, di cui il 13,5% a Est e il 20,3% a Ovest.

Le elezioni tedesche viste da vicino presentano sorprese per il numero di partiti e di candidati indipendenti che si presentano: è possibile infatti presentarsi soltanto nei collegi uninominali, o nei Bezirke, o in alcuni di essi: complessivamente più di una quarantina di candidature e liste, di cui 34 riconosciute come partiti. Tra un’elezione e l’altra poi ci sono passaggi da un partito all’altro: la SPD ha conservato i suoi seggi compensando le uscite con le entrate, mentre i Verdi ne hanno guadagnato 1, ne hanno perso 2 i Liberali ed 1 la Linke verso la CDU, che a sua volta ha guadagnato un liberale ma ne ha persi 2 a favore dei non iscritti. Paradossalmente da questi risultati esce rafforzata un’ipotesi di Grosse Koalition, perché l’alleanza CDU-FDP è in affanno. I liberali sono usciti dalle assemblee di 5 Land, e con proiezioni nazionali questo governo è in minoranza nel Bund. Se quest’ipotesi, la Grande Coalizione, dovesse verificarsi, a SPD e CDU si potrebbe applicare quello che Ciu Enlai diceva di USA e URSS: dormono nello stesso letto, ma fanno sogni diversi. Per la SPD la prossima Grosse Koalition dovrebbe essere a guida socialdemocratica.

A Berlino una riedizione della maggioranza uscente è da escludere, in quanto la SPD è sensibile al responso delle urne: così e stato nel Meklenburg Vorpommern dopo la sconfitta della coalizione “rosso-rossa” nel 2007. I rapporti tra Verdi e Linke non sono idilliaci, tanto che nella Saar c’è al potere una coalizione CDU-FDP-Verdi, e ci sono frizioni anche nei rapporti con la SPD, che minacciano la stabilità nel Baden Wuertemberg, l’unico Land guidato da un Verde. La Linke ha perso smalto: se si contano anche i voti della WAGS di Lafontaine la perdita rispetto al 2006 è del 4,6% e non dell’1,7%, e la perdita di influenza, se si confrontano i risultati delle elezioni del 18 settembre con le Europee e le Federali del 2009, in cui la Linke ottenne a Berlino rispettivamente il 14,7% e il 20,2% (ma con una SPD in piena crisi, al 18,8% alle Europee ed al 20,2 alle Federali). In questo contesto la soluzione più probabile è una coalizione rosso-verde, che con il 45,8% dei voti può conquistare la maggioranza dei seggi, anche se risicata.

A Berlino ha influito sui risultati elettorali il 50° anniversario della costruzione del Muro, nostalgicamente difeso da settori della Linke, quelli affetti da Ostalgie: sulla strada di una ricomposizione a sinistra non ci sono soltanto le macerie ideologiche della Neue Mitte di Schröder, ma anche quelle materiali del Berliner Mauer del 1989. La situazione è in movimento, in quanto la Merkel ha fatto proprie due richieste forti e tradizionali dei Verdi: l’uscita dal nucleare e l’abolizione del servizio militare obbligatorio. Socialdemocratici e Verdi sono alleati concorrenti, e la sinistra è ancora vittima del suo passato: solo in una visione europea di superamento della crisi, alternativa al pensiero unico dei pareggi di bilancio a danno del welfare, e per una prospettiva di crescita e di riduzione delle diseguaglianze. Si tratta di ridare un futuro alla maggioranza della popolazione, che nei paesi OCSE vede i disoccupati superare i 44 milioni, con una percentuale giovanile mai raggiunta in passato, e con un disagio politico e sociale di cui sono espressione sia i movimenti di “indignati” di una classe media impoverita che le rivolte nelle banlieu parigine e nei quartieri etnici di Londra. Senza un governo che riporti al centro dell’iniziativa la libertà e l’uguaglianza le differenze di reddito e di potere minacciano le stesse istituzioni democratiche.